Giovedi, 25 maggio 2017 - ORE:10:36

Giornalismo 2.0: passato e futuro per creare il presente

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Internet non segna la morte del giornalismo ma solo della carta.

Chi è appassionato di giornalismo, e ancora meglio chi ci lavora dentro, lo sa da tempo: la fine sta per arrivare. Ma non si tratta di apocalissi bibliche o tragici eventi che porteranno l’umanità al tracollo. In questo caso, l’unica “vittima” a estinguersi sarà la carta stampata stessa. Nel vero senso della parola.

Dita puntate ovviamente verso Internet, dove le notizie le si legge comodamente senza sborsare alcunché e senza comprare giornali e riviste ingombranti, che tanto alla fine vanno buttate via. E a farne le spese sono, prima di tutti, i difensori a spada tratta del giornalismo tradizionale, quello fatto dal quotidiano mattutino di carta. “Che ne sarà della nostra professione senza di lui?” pensano, tristi e melanconici.

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Che il web fosse la nuova frontiera per l’informazione si era già capito ormai da anni. Testate storiche come Life e Newsweek non escono addirittura più in edicola, tenendo attivo soltanto il proprio sito da una redazione che, non potrebbe essere altrimenti, è stata radicalmente ridotta in questo passaggio al digitale. Bisogna quindi recitare il Requiem per il giornalismo? É destinato a una morte ingloriosa nel mare di internet, dove si trova di tutto e di più? Balle.

I tanto amanti del vecchio stile non se ne saranno accorti, ma sicuramente l’hanno fatto parecchi direttori di quotidiani in tutto il mondo. La crisi ha tirato un calcio devastante all’editoria pressoché mondiale e, vuoi la semplicità di reperire notizie su ogni browser, ora tornare indietro non è più possibile. Il mondo cambia, come quando un certo Frank Capa inventò la professione del foto-reporter e, cento anni dopo, nella Silicone Valley arrivò Instagram.

La domanda rimane. Come farà a sopravvivere l’autorevolezza delle fonti in una rete dove basta un nulla per dichiarare morto il Presidente Obama, mentre invece è sano come un pesce? E la gente pure ci crede all’inizio! La prima cosa da fare è capire che con il web journalism (in inglese fa più figo) si può guadagnare. Il New York Times lo fa, grazie ai suoi lettori affezionati che pagano un abbonamento mensile per leggerne gli articoli. E così tanti altri, perfino la Gazzetta dello Sport, e la versione cartacea sopravvive comunque.

Il giornalismo non è, cari i miei nostalgici del passato, l’ombra di un qualcosa che non c’è più. Sopravvivrà anche a Internet, anzi sarà ancora più forte! Mai come ora, infatti, è stato così facile far girare le notizie, essere visibili, tanto che perfino il più piccolo quotidiano locale può essere letto dall’altra parte del mondo!

Riccardo Luna, fondatore di Wired Italia, e Mario Calabresi, direttore de La Stampa, hanno capito che questa rivoluzione del modo di far giornalismo si poteva cavalcare già da tempo, e infatti si vede nelle rispettive testate. Ora sta ai lettori, tutti noi quindi, decidere se preferiamo notizie farlo che o l’autorevolezza di un sito serio. E non fossilizarci su quesiti del tipo “carta o digitale?”. Perché non entrambi?



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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