Giovedi, 25 maggio 2017 - ORE:10:38

Think different: Steve Jobs e le sue invenzioni


Ecco Steve Jobs, ecco l’uomo che ha cambiato il mondo tecnologico, l’economia globale, le nostre vite. La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente attraverso il web e grandissimo rilievo si è dato alla sua morte e alla sua vita. Un incredibile clamore si è levato da ogni parte, egli è ormai un mito, un eroe. Articoli di giornali, testimonianze, video, foto, notizie, pianti,grida, disperazione,ma anche tanta ipocrisia. Steve Jobs rimane comunque uno dei personaggi più magnetici del nostro tempo, egli ha affascinato tutto il mondo ed è indubbio che la Apple debba il suo successo soprattutto a lui.

I prodotti che la Apple crea sono moderni, veloci,compatti, essenziali, belli alla vista e al tatto,sono studiati nei minimi dettagli, sono piacevoli all’uso. Tecnicamente sono sicuramente buoni e innovativi, ma dopo un anno sono già obsoleti, in breve tempo vengono inghiottiti dal mercato per far posto a nuovi modelli. Inoltre, sono molto costosi, l’Ipad 2 ha un prezzo che va dai 484 euro agli 806, l’iphone 4 invece costa dai 659 euro ai 899. (store.apple.com) È impossibile vedere la Apple come realtà a sé, senza considerare Steve Jobs, l’uomo che l’ha creata, l’ha portata al massimo successo, lui che ha sempre curato ogni prodotto nei minimi dettagli: funzionamento, designer, marketing.

Claudio Quaglini, blogger, dice:”Il suo grande genio (commerciale) non è stato quello di inventare, ma di trasformare, plasmare apparecchi ideati da altri in oggetti del desiderio facendoli diventare status symbols, marchi di appartenenza ad un gregge di cui era il pastore. Ma questi oggetti fanno parte di un mondo chiuso ed elitario, anche dal punto di vista tecnico spesso incompatibili con altri hardware e software, con un prezzo decisamente molto elevato rispetto ai concorrenti.” Jobs ha sempre presentato i nuovi prodotti con grande abilità: sa coinvolgere il pubblico, sa come affascinarlo. È un genio, sì, ma del marketing. Durante le presentazioni appare sobrio: maglioncino nero e jeans, la scenografia è leggera, niente di superfluo, solo l’essenziale. Non si mostra come un rigido imprenditore in giacca e cravatta,non gli conviene. È buddhista, spirituale, un figlio dei fiori, ha conosciuto la povertà, ma adesso viaggia in jet privato. Parla di libertà, di arte, di ispirazione, ma i suoi più stretti collaboratori lo hanno definiti più volte come “un negriero e maniaco perfezionista”. Durante la pubblicizzazione dei prodotti parla, gesticola, si muove, non perde il contatto con il pubblico, racconta le sue vicende personali con grande forza e con un tono quasi filosofico.

E’ un egocentrico, ma non uno sciocco, parla di sé per creare un legame con il consumatore, e negli ultimi cinque anni i clienti Apple sono cresciuti esponenzialmente. Parla delle sue sconfitte, della sua malattia, si mostra come uomo. Poi finalmente mostra i prodotti, li esalta, fa vedere come funzionano e quali sono le loro potenzialità, ogni prodotto è rivoluzionario e rivoluzionerà la vita di chi lo farà suo. Basti pensare allo slogan pubblicitario “Think different”: avere un prodotto Apple è un’esperienza di vita, qualcosa di più profondo, non è solo possedere uno strumento tecnologico moderno, è un modo di pensare e di vivere.

C’è un’altra frase molto emblematica, pronunciata durante un discorso all’università di Stanford,”Stay hungry, stay foolish”, cioè “Siate affamati. Siate folli” Forse è la frase che più si adatta a Jobs e a quello che ha costruito umanamente e economicamente. L’invito rivolto ai giovani risponde perfettamente alle retorica del sogno americano, retorica di cui Jobs è attualmente uno degli esponenti più famosi. Essere determinati e talentuosi, lavorare sodo e con costanza porta sempre al successo, così è stato per Jobs. La sua morte ha accresciuto l’orda di ammiratori e anche molti personaggi pubblici di rilievo hanno lasciato dichiarazioni elogiandolo quasi in modo religioso.

Nonostante la sua filosofia di larghe vedute e il suo presunto anticonformismo rimane il fondatore di una grandissima multinazionale che si è conformata al mercato libero e che ne ha assunto i pregi, ma soprattutto i difetti come Mike Daisey fa notare:” Appena dieci anni fa i computer della Apple erano assemblati negli Stati Uniti, mentre oggi sono prodotti nella Cina meridionale in condizioni di lavoro spaventose. Come la stragrande maggioranza delle aziende dell’industria elettronica, la Apple aggira le leggi sul lavoro subappaltando tutta la produzione a imprese come la Foxconn, tristemente nota per i suicidi nei suoi stabilimenti,[…]per i numerosi casi di maltrattamenti e per la tendenza a fare qualsiasi cosa pur di soddisfare gli alti standard di produzione fissati dai colossi del settore tecnologico come la Apple. “

Se l’essere affamati significa essere avidi di guadagni e di clienti, forse bisogna arrestare questa pazzia e questa fame e ragionare criticamente su Jobs e su cosa rappresenti un uomo di questo genere per il mondo, quanto l’ipod o l’ipad abbiano davvero cambiato le nostre vite e soprattutto quanto e che cosa ci sia da ammirare e da imitare in Steve Jobs. Mike Daisey riprende dicendo:” dobbiamo anche riconoscere la verità: avendo a disposizione delle risorse immense, Steve Jobs avrebbe potuto rivoluzionare il settore introducendo un sistema di produzione più umano e aperto. […] è stato anche un uomo che in definitiva non è riuscito a “pensare in modo diverso” – come recitava uno slogan della Apple, Think different – nel senso più profondo del termine, alle esigenze umane dei suoi utenti e dei suoi dipendenti. “

Se la grande rivoluzione che Jobs ha portato si ferma alla costituzione di una società da 60 miliardi di dollari, all’invenzione di un telefonino superaccessoriato, e al suo successo personale fondato sui soldi e sull’ammirazione, o alla sua abilità di venditore, allora è meglio non solo non imitarlo, ma anche prendere le distanze da chi ha ben poco da insegnarci.



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