Sabato, 23 settembre 2017 - ORE:18:35

Tecnologia a scuola: il dilemma durato troppo tempo

tecnologia a scuola

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Tecnologia a scuola sì, tecnologia a scuola no?

É un binomio lungo, quello tra istituzione scolastica e sviluppo 2.0, che si protrae da anni ormai. Fin dalle prime lezioni di informatica, considerate pressoché ore buca in molte realtà, alla moderna iSchool, computer e compagnia non hanno trovato sempre una grande accoglienza nell’istruzione statale. Vuoi la mancanza di fondi, vuoi la poca prospettiva del futuro a livello ministeriale, ancora oggi arranchiamo con la tecnologia nelle aule.

Certo é che, negli ultimi dieci anni, i vari governi che si sono succeduti hanno proclamato seducenti slogan e programmi per colmare questo gap. Come la famosa agenda digitale, da tempo promessa e ancora immersa in un alone di mistero. I tablet e le lavagne elettroniche sono stati promessi, non si sa più quanto tempo fa, in tutte le scuole italiane ma non pochi istituti hanno dovuto arrangiarsi da soli per andare incontro al futuro. Ancora oggi, dopo che il Ministro dell’istruzione Profumo (governo Monti), aveva annunciato la rivoluzione 2.0 nostrana, i frutti scarseggiano sempre più.

“Non ci sono i soldi nemmeno per la carta igienica, figuriamoci per i tablet!” é la risposta classica, fornita da governanti e amministratori locali a chi protesta per la mancanza d’investimenti nella scuola. “É vero, ma le fonti per le risorse sono differenti” ribatte Federico Morello, giovane attivista digitale friulano che ha fatto il diavolo a quattro per portare internet nel suo paesino e non solo. Lo disse in un’intervista di qualche tempo fa al Messaggero Veneto Scuola, e poco ma sicuro il suo pensiero è sempre quello.

Ci sarebbe da discutere per anni sui pro e contro di portare la tecnologia tra i banchi di scuola, ma il problema è proprio questo. Se n’è parlato fin troppo, in chiacchiere perse nel vuoto della burocrazia. Oggi è arrivato il momento di agire, frase gridata allo spasmo da tempo da tutti quelli che si battono per questo traguardo, diventato quasi utopico in Italia. Sicuramente non servono mezzi 2.0 che i docenti non sanno usare. E qui si apre un altro mondo, sul necessario svecchiamento dell’istruzione italiana, ma non divaghiamo.

LIM, tablet, computer: tutte cose bellissime, ma non servono a niente se usati come se fossero radioattivi, con sospetto. Forse il domani per la scuola arriverà presto, ce lo chiede in primis quell’Europa tanto “brutta e cattiva che fa la bacchettona”, ma se non parte da noi come esseri pensati sarà tutto inutile. Il 2.0 é una filosofia, se volete: prima capiamo il mondo che muta, poi lo useremo.

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