Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:10:52

Spiare con i videogiochi: è scandalo in America

spiare con i videogiochi

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Tra gli scandali del Datagate, perfino i videogiochi ne escono con le ossa rotte

L’America ci spia e lo fa…mentre giochiamo con l’Xbox. O PlayStation, se preferite. Sembra una barzelletta assurda, ma è tutto vero e fa venire la pelle d’oca. Nemmeno il mondo dei videogiochi, infatti, si salva dallo scandalo di portata mondiale denominato “Datagate” di un anno fa, nato dalla fuga di notizie riservate dalla National Security Agencie (NSA) ad opera dell’ex analista della CIA Edward Snowden.

Per chi non ricordasse bene la vicenda, il riassunto è breve: l’agenzia dedita a vigilare sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’NSA appunto, secondo quanto emerso dai documenti super riservati rivelati alla stampa, avrebbe spiato la vita di milioni di cittadini in tutto il mondo, a partire da proprio Paese. Alla base ci sarebbe l’interesse a scovare possibili terroristi e sventare loro attacchi, cosa che avrebbe mosso per anni (e quasi sicuramente tutt’ora) il governo di Washington a tenere sotto controllo computer, telefoni e qualsiasi altro strumento connesso a internet di chiunque.

Ma a essere intercettati non sono stati soltanto comuni cittadini, includendo nell’elenco perfino Paesi come Brasile e Messico, leader politici come Angela Merkel e organizzazioni sovranazionale come il Parlamento Europeo e l’ONU. E perfino l’universo del gaming online, ossia la “realtà alternativa” tanto amata dai giocatori di videogame celebri quali Battlefield, Gran Turismo e molti altri dove l’esperienza multiplayer in rete é sempre più centrale.

Oggetti del controllo dell’NSA erano in questo caso, racconta il giornalista Fabio Chiusi nel suo ebook Grazie, Mr Snowden! (edito da Valigia Blu e il Messaggero Veneto), i profili dei player online e le chat tra essi. Per svolgere questo intrigato lavoro di spionaggio, é stato creato un vero e proprio reparto di agenti, dedicati esclusivamente a utilizzare giochi di guerra o simulazione (di guida, volo,…) per scovare possibili attentari. Secondo il massimo ente per la difesa nazionale statunitense, infatti, sarebbe online che i componenti di cellule terroristiche si addestrano, per poi passare dal joypad al fucile (o aereoplano, come nel caso dell’11 settembre) vero.

L’America ci può spiare con i videogiochi

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La cosa fa abbastanza gelare il sangue. Perché non solo qualcuno ha indagato sui milioni di persone che giocano in multiplayer su internet, quindi ci sono possibilità che rientrino anche i vostri dati nei server dell’NSA se siete iscritti ad esempio a Xbox Life o al PlayStation Network, ma l’abbia fatto con il presupposto che tutti quelli che incrociava potevano essere presumibilmente dei terroristi. E ciò ha fatto svanire qualsiasi vincolo di privacy, indiscriminatamente anche verso chi non gioca a Call of Duty per addestrarsi a combattere, ma soltanto come passatempo.

Continuare a parlare di “mondo virtuale” per definire la realtà dei videogame sembra essere sempre di più riduttivi. Ne è una testimonianza proprio l’agghiacciante scoperta, inclusa nelle migliaia di documenti svelati da Snowden, e diventerà ancora di più quando si interagirà con altre persone in multiplayer e ci si porrà la domanda “É un terrorista? O un agente dell’NSA che vuole scoprire se voglio compiere un attacco criminale nella realtà?”.

Gli esperti prospettavano già da tempo che i soldati del futuro sarebbero stati formati grazie a questi giochi, e la stessa idea sembrano averla avuta anche “dall’altra parte”. Peccato che in mezzo ci sia gente che non c’entra niente. E ora ha qualche diritto della privacy in meno.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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