Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:10:52

Lo chiamavano progresso, ma si è fermato a giocare con l’iPhone

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C’era una volta l’idea di progresso tecnologico

La gente andava in giro sognando un futuro fatto da macchine volanti, robot-domestici, vacanze di Natale sulla Luna e cose simili; arrivò poi un bel giorno un ometto calvo, con gli occhiali tondi e il dolcevita nero come proprio marchio di fabbrica, e fece una rivelazione sconvolgente: il futuro è adesso. Non aveva creato qualche strumento od oggetto simile ai mille film di fantascienza che si vedono ogni giorno, aveva osato di più: era nato l’iPhone. All’epoca l’invenzione di Steve Jobs era veramente la punta di diamante di una rivoluzione 2.0, iniziata già decenni prima dalla Apple con i propri computer e software. Ma nove versioni e milioni di copie prodotte e buttate dopo del famoso telefono, quel primo modello presentato con così tanto entusiasmo dal numero uno della Mela sembra ormai una brutta copia giocattolo dell’attuale. E da allora sono passati appena sette anni. Oggi il “domani” ha la forma e il nome dell’iPhone 6, il nuovo smartphone presentato il 9 settembre al Flint Center for Performing Arts di Cupertino dal CEO di Apple, Tim Cook.

Ma serviva veramente l’iPhone 6?

l’ha definito lui stesso, mostrandolo al pubblico presente insieme all’Apple Watch, la vera novità attesa da mesi e passata in secondo piano nel giro di un nanosecondo. Certo, per essere grande lo è: schermo da 4,7 pollici per la versione”normale” e 5,5 per quella “Plus”, praticamente un monolite da tenere in tasca. Ovviamente le prestazioni sono a livelli stratosferici, non si potrebbe pensare il contrario da un “discendente” dello smartphone di Jobs. Ma c’è a una domanda che continua ad assilare senza tregua, mentre si ammira questo vero e proprio concentrato di tecnologia purissima, a cui trovarsi una risposta pare veramente difficilissimo: serviva veramente? A meno che non vi chiamate Tim Cook, penso proprio che sarete già arrivati a una risposta più che ragionevole. Ossia no, potevamo benissimo vivere tranquillamente senza. Nella Silicon Valley un’affermazione del genere potrebbe far morire d’infarto qualcuno, probabilmente anche qui in Europa e soprattutto in Asia, ma il perché di “codesta blasfemia” é presto detto. Parlavamo di progresso tecnologico, all’inizio di questo articolo. C’era, perché oggi il consumismo senza freni l’ha praticamente ucciso e ne ha venduto i resti per fare ancora più soldi. Ovvio, non che prima dell’iPhone 6 tutto andasse a gonfie vele. I problemi c’erano già quando, in rapida sequenza, sono uscite tutte le versioni del celebre telefono (2G, 3G, 3GS, 4…) e la gente faceva a cazzotti per entrare negli Apple Storie e comprarlo prima di tutti. Per carità, ognuno è libero di spendere i suoi soldi come vuole, anche se ci sarebbero ben millecinquantanove motivi per non acquistrare il nuovo iPhone (tanti quanto il costo del “Plus” da 128GB!), ma non sarà sfornando modelli uno dietro l’altro, e di conseguenza comprandoli, che si creerà il “progresso”. Se ci accontentiamo di un mero sfoggio di benessere economico allora va bene, ma caliamo subito che il “futuro” farà veramente pena. Comunque sia, tra critiche ed elogi, aspettiamo già il nuovo iPhone 7. I bidoni delle immondizie, felicissimi, si preparano ad accogliere i rimasugli di quello che ci sforziamo di definire “futuro” il 26 settembre (data in cui sarà possibile ordinarlo su internet anche in Italia) e “superato” il giorno dopo.



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