Sabato, 23 settembre 2017 - ORE:18:23

La Rete e il concetto di Eternità

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Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram: l’universo del web è costellato da grandi e piccoli social network che oggi sono mezzi imprescindibili di comunicazione. Fino ai primi anni del 2000 nessuno si sarebbe immaginato che il web sarebbe diventata effettivamente una “rete” così potente, capace di inglobare persone in ogni continente su un’unica piattaforma. Poi è arrivato MySpace, che a pensarci adesso sembra veramente far parte di una preistoria 2.0.

L’ex colosso di Internet fu acquistato da Murdoch nel 2005 ma alla fine si rivelò un flop. Fu superato alla velocità della luce da quel ragazzino di Zuckemberg e dal suo Facebook. Oggi MySpace conta pochi iscritti rispetto ai numeri su cui viaggiano i più attuali social, ed è diventato una specie di “ghetto” dove i musicisti postano le loro canzoni, si fanno pubblicità e interagiscono con il pubblico. Ma l’antica sua fama è completamente andata perduta, per sempre verrebbe da dire.

Un concetto, quello dell’eternità, che soprattutto sul web è difficile veder sopravvivere. MySpace ne è una prova concreta, è stata quasi la prima “vittima” del progresso 2.0 che ha investito i social e il modo di tutti noi di concepire la vita adesso.

Oggigiorno tutti postano, mandano richieste di amicizia, inventano hashtag: per arrivare a questo la rete si è evoluta in un modo talmente rapido e al tempo stesso impalpabile che oggi ne viviamo immersi, senza distinguerne più i confini.

Mentre i sociologi e antropologi “esperti” dibattono sul fatto che questa rivoluzione delle nostre abitudini sia un bene o un male, il mondo vero è già oltre. I nativi digitali non si pongono nemmeno più queste questioni. Navigano tra siti e villaggi virtuali che troppo spesso arrivano a imitare, se non a prenderne direttamente il posto, la quotidianità. Con la differenza che ogni gesto, ogni frammento di vita si consuma in uno schermo di un pc, di uno smartphone, senza le dietrologie stile Matrix.

Abbiamo iniziato questo articolo parlando di una “preistoria 2.0”, nella quale giganti che sembravano indelebili oggi giacciono nel fondo delle ricerche su Google, come un mare moderno che sommerge tutto ciò che i suoi naviganti dimenticano.

Facendo così emergere un problema che vari esperti, tra cui il sociologo ed ex professore all’Università di Genova Dal Lago, hanno sottolineato: quello legato alla memoria.

È questo che segna una linea imprescindibile tra il prima e dopo boom tecnologico, con il rischio concreto di perderci noi stessi in quegli abissi. Abbandonati nell’oblio, ammaliati dal canto di sirene che assumono i colori delle più invitanti pubblicità.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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