Lunedi, 25 settembre 2017 - ORE:17:18

Hacker dalla Corea minacciano la Sony: non proiettate “The Interview”

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Hacker minacciano la Sony (non è la prima volta)

Negli Stati Uniti è uscita la commedia demenziale “The Interview” di Evan Goldberg e Seth Rodgers, “cinepanettone” con James Franco. La trama si basa sul tentativo fallitto della CIA di assassinare il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, cofinanziato dalla Cina. Praticamente un film umoristico, scadente a quanto dicono i critici, prodotto e distribuito dalla Sony, che era già in uscita nei cinema americani.

Poi l’attacco hacker: ufficialmente di origine sconosciuta ma riconducibile probabilmente alla Corea del Nord, ha colpito i server della multinazionale nipponica in vari Paesi, tra cui l’Italia, minacciando gravissime conseguenze se il film fosse stato proiettato. Il furto di file e la prepotenza dei mezzi usati ha fatto gelare il sangue nelle vene, convincendo la Sony a ritirare il titolo dalle sale. Dal canto loro, i cinema hanno disdetto le prenotazioni, spaventati anch’essi dalla cosa. Fino a Natale, giorno in cui le sale hanno finalmente proiettato il film.

In difesa della casa di produzione si è schierato Obama in persona, chiedendo al governo nordcoreano di chiarire la questione, e il dittatore asiatico ha proposto un’indagine congiunta con gli USA, poiché il suo Paese è innocente. Il mondo del cinema e, più in generale, della cultura ha reagito con sdegno all’hackeraggio, tanto che lo scrittore Paulo Coelho ha proposto alla Sony 100 milioni di dollari per acquistare i diritti del film,per poterlo così mostrare gratis sul suo sito. Ma lo shock è stato talmente forte che non ha ottenuto risposta.

Il caso ha i tratti dell’eterno conflitto America-democratica-e-liberale contro la dittatura-comunista-proibizionista. Probabilmente è cosi, visto che lo Stato asiatico, finanziato dall’altrettanto “libera” Cina, è famoso per la stretta censura sui propri cittadini (un esempio: internet è accessibile solo per i visitatori stranieri, con mille limitazioni). Se poi si fa ironia sul dittatore nordcoreano Kim Jong Un, allora è la fine.

Comunque sia, lo scandalo non è scoppiato tanto per il film in sé, ma in quanto un “corpo” estraneo ha dettato legge su suolo americano, attraverso la forza. In molti vedono questo come un nuovo 11 settembre, più per le modalità che per gli effetti ovviamente, e rappresenta un precedente a dir poco agghiacciante. Già tempo fa la Sony era stata colpita dagli hacker, che rubarono i dati degli iscritti al PlayStation Network, ma ora la cosa si è fatta ancora più seria.

L’idea che il tutto possa essere un anticipo di future guerre informatiche fa paura, vista anche la portata del Datagate, e non si riescono ad immaginare gli sviluppi che ne possono conseguire. Ma se per un film di Natale è successo tutto questo, con scambi d’accusa senza peli sulla lingua, c’è poco da rimaner sereni.



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