Giovedi, 20 luglio 2017 - ORE:20:32

La faccenda controversa del diritto all’informazione sul web

libertà all' informazione

diritto all'informazione sul web

Da quando il mondo intero ha scoperto il sostantivo inglese “wiki” (notizia, in italiano) la vita di tutti è cambiata. Non è un semplice modo di dire, ma una realtà che oggi osserviamo sulla nostra pelle di utenti digitali: dobbiamo fare una ricerca? C’è Wikipedia. Ci serve un aforisma? Ecco Wikiquote, e via dicendo. Il sapere è sempre più a portata di click, rispetto a quello enciclopedico o quello quotidiano.

La battaglia per la trasparenza delle Notizie

Ciò significa che quel rito di sfogliare il giornale la mattina, che Hegel definiva come “il bidet dell’uomo moderno”, oggi si è trasformato in una veloce occhiata alle varie app dello smartphone. Dopo aver rilegato la carta stampata ad angoli sempre più isolati del mercato, i lettori digitali (noi tutti, quindi) adesso hanno a disposizione un panorama immenso di notizie fatto da breaking news, video, approfondimenti, opinioni e mille altre risorse ancora.

In tutto questo, da parecchio tempo, alla familia dei “Wiki-” è entrata anche WikiLeaks, sito che divulga informazioni top secret riguardo le attività di governi e organizzazioni internazionali. Fondato dal misterioso e controverso Julian Assange, questa piattaforma ha attirato fin da subito l‘astio dei Paesi coinvolti nelle inchieste pubblicate, in primis gli Stati Uniti, grazie alle rivelazioni sconcertanti che ha pubblicato.

L’ultima più famosa è quella legata al Datagate, dove sono stati svelati i programmi di spionaggio degli Usa verso Paesi anche alleati, come la Germania o addirittura l’Onu! Il responsabile della fuga di notizie, consegnate tra gli altri a giornali come il The Guardian e il Washington Post, è Edward Snowden, che ha trovato subito in WikiLeaks un’ala protettrice, e negli States il dibattito è infiammato: i mass media hanno fatto bene a pubblicare quelle notizie?
I difensori della libertà a tutti i costi rispondono di sì senza minimamente pensarci.

Com’era accaduto tempo prima per le operazioni militari americane in Iraq, svelandone i massacri di civili innocenti e inermi da parte dell’esercito che vi sparava sopra: raccontare quelle notizie è atto necessario, secondo loro. E molto probabilmente lo è veramente, ma bisogna chiedersi a cosa porterà in futuro il fenomeno WikiLeaks.

Il mondo dell’informazione è radicalmente cambiato negli ultimi 20 anni: con l’arrivo di così tanti nuovi mezzi è più facile sapere cosa succeda adesso in Cina come fosse dietro casa nostra. Ma forse questa “libertà illimitata” nell’informare, che nel sito di Assange vede il picco più alto, rischia di trarre in inganno: i documenti pubblicati sono lunghi e complicati, nonostante vengano sempre rivisti da giornalisti professionisti, e quindi soggetti a modifiche per essere letti.

Non dobbiamo perdere il nostro senso critico neanche nell’informazione sul web

Così facendo, oltre a mettere online documenti di rilievo mondiale, si rischia di esporli a letture distorte da chi ha interesse di leggere quello che vuoi tu. È compito allora del lettore non abbandonare il pensiero critico, cosa che il web non allena per niente a fare, per non cedere a pericolose conclusioni troppo facilmente. In fondo, l’anima del giornalismo è questo: smuovere le coscienze di chi legge, farlo pensare e smuoverlo dalla sterilità di pensiero. Se anche WikiLeaks riuscirà nei prossimi anni in tutto questo, il mondo dell’informazione sarà veramente a una suo nuova nascita.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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